Antennas To Heaven (Godspeed You Black Emperor! Version)

Tutto bene, anche troppo. Sempre restando ancorati al motto brutti, sporchi e cattivi che dovrà segnare ogni partita di questa stagione. Facile parlare di Avellino deludente, più azzeccato descrivere il perfetto piano partita di Lardo (ed il 73-55 finale è esaustivo): non fare correre gli irpini, debellare la possibile pandemia Nelson con il vaccino Moss (a cui aggiungere dosi di sfebbranti con 15 punti e 5 rimbalzi), coprire i cieli con i consueti voli Air Georgia Sanikidze (perfetto dal campo- sbaglia un solo libero-, 8 rimbalzi,17 di valutazione), far sentire-per la prima volta concretamente (nella globalità migliore anche rispetto alla partita con Milano)- il fattore Maggioli e dare a Vukcevic le chiavi del palazzo (tanto non le perderà mai). Su tutti, perdonate la parzialità di chi ci scommette da un anno e poco più, un Koponen finalmente protagonista anche per le cifre (oltre a quel plus/minus che in questa stagione ha sempre visto segni positivi). Un applauso anche alla professionalità di Penn: mezzo scavigliato, con la consapevolezza di lasciare a breve il posto a Collins, ha dato quello che poteva. Non accade così spesso come molti possono pensare.
Can I Ride (Polvo Version)

Due squadre più da corsia ospedaliera che da parquet, ma almeno nessuno può negare una sorta di par condicio delle assenze. Restando dalle nostre parti il reparto esterni continua a perdere pezzi (Blizzard per due mesi, Penn chissà..), ma Vukcevic resta bandiera di forma e sostanza (17 punti e tanta leadership) ed il vituperato Koponen chiude con 13 di valutazione e l’ennesimo plus/minus positivo (da ricordare il suo + 10 nella particolare statistica contro Milano). Resta poca fiducia dall’arco: problema noto. Aggiungere Moss (assicurazione sulla vita ad aeternum) ed un Hurd opposto a domenica scorsa: straordinariamente concreto, l’ultimo chiodo sulla bara del Pilla la mette lui. Un passo indietro per Maggioli (in realtà inizia bene giocandosi con facilità Martinoni, poi problemi di falli) e note lietissime per i giovani: il più atteso era Moraschini, bloccato da un’influenza non sappiamo quanto suina proprio nel giorno in cui avrebbe avuto maggiori possibilità, alla fine escono (bene) Negri e Fontecchio. Nota finale necessaria al dominatore assoluto dei cieli del palawhirpool: Viktor Sanikidze non è una semplice scommessa. Inizia ad avere i connotati della pura certezza. Come una certezza è la seconda vittoria esterna (68-78 il finale) su tre (e Biella lascia ancora rimpianti..)
The Mess We Made (Matt Elliott Version)

Alla fine ha vinto chi ha voluto perderla meno. Anche meritatamente, essendo Milano stata avanti gran parte dell’incontro, eppure i match point li ha sempre avuti la Virtus (sia nei tempi regolamentari che nei supplementari), a dimostrazione di un carattere così tenace da non poter non essere apprezzato. Collins manca (tanto) e quando Hurd e Moss non vedono bene il ferro i problemi crescono esponenzialmente (va citata, però, la crescita di Maggioli). Un numero esorbitante di rimbalzi in attacco (26, come manifesto ne ricordo un’azione con 4 consecutivi) non si traduce in una percentuale di tiro almeno sufficiente (6 su 23 da tre-ed il merito principale va al 4/5 di Vukcevic- e 21 su 53-!!- da due, con alcuni rigori da mezzo metro sbagliati senza apparente motivo logico. Tornando all’azione manifesto: 4 rimbalzi offensivi per zero punti). Le parole di Lino Lardo, qui, sono esaustive. Le difficoltà attuali sono chiare, come l’intensità di una squadra che non cederà un centimetro in qualsiasi situazione. Purtroppo il cuore non basta, a volte. Una chiusura ancora su Vukcevic, che dovrebbe dare 15 minuti di qualità sopraffina ed è costretto a reggere travi, pareti e tetti. Ed alla fine certi tiri li sbaglia solo chi ha il coraggio di prenderli.
Welcome To The House Of The Bats (Silver Jews version)

Vincere a Teramo(66-69) è stata una bella cosa. A pelle per due motivi: Teramo è un campo difficile dove si è perso spesso (ultima vittoria recente quella della banda Pasquali in un’inutile partita di fine campionato 2007-08) ed è stata la prima vittoria in trasferta della stagione. Molto pesante. Il rammarico, ripensando al mancato (e fattibilissimo) sacco di Biella è quello di non essere a punteggio pieno. La certezza è quella di avere una squadra che in qualsiasi incontro resterà attaccata all’avversario: una squadra brutta, sporca e cattiva. Cosa che qui piace. Canoniche considerazioni
1) A parte la stoppata finale su Hoover (sino a quel momento nullo), quella di Sanikidze è stata una partita a tutto tondo. Buone percentuali (una tripla decisiva) ed atletismo intelligente (l’opposto di quello mostrato a Biella). Lardo si fida e lo tiene in campo nel momento decisivo. Bravo Viktor e bravo Lino.
2) Blizzard cresce. Difensivamente in tutta la partita (anche lui in campo quando conta), offensivamente con un primo quarto modello anno markovskiano. Poi cala, ma insiste.
3)Penn e Koponen non sono stati da urlo, ma, opinione personale, molto del merito va all’impostazione di Capobianco. Detto ciò, Petsku mette cinque punti decisivi nell’ultimo quarto e Penn i due liberi della sicurezza. Roba che conta
4)Fajardo non domina come nelle prime tre giornate, ma la sostanza non manca mai. Altra roba che conta.
5)Moss a Teramo deve molto (e molto Teramo deve a lui). Non se ne cruccia e vince alla distanza la sfida con il comunque ottimo Bobby Jones. Decisivo come solista, ma soprattutto come uomo squadra.
6)Le discussioni sul potenziale visto USA sprecato Per Hurd (serviva un centro, no una guardia, comunque Hurd è quello che è…) andrebbero chiuse a doppia mandata. Regge l’urto sempre. Sorpassa. Mette l’ultimo punto. Sempre sia lodato
7)Per la prima volta sconfitti a rimbalzo (primi due quarti decisivi in questo senso), si è riusciti a reggere in qualche modo sotto i tabelloni grazie alla cooperativa. Ma Maggioli ancora non si sente. Per niente.
8)Un canestro in controtempo, punti importanti, collante della squadra. Vukcevic resta Dusan. Per lui 100 partite in Virtus. Lo striscione dei ForeverBoys è il giusto omaggio ad un campione vero.
Even The Odd Orbit (Gastr Del Sol Version)

Partita brutta come da pronostico. Vinta come da pronostico. Punteggio finale come da pronostico (più quattordici, 76-62). Vero è che a cinque minuti dalla fine il miglior tiratore del mondo (autocit.) Damon Jones un pò di paura avrebbe anche provato a metterla, ma, con tutto il rispetto per una squadra in divenire come Napoli, non si è mai avuta la sensazione di poter perdere un incontro simile. Il futuro della squadra partenopea resta un mistero (non si sa quanto buffo): a partire dalla miscela con Rieti, passando per la penalizzazione di due punti (ma erano quattro), sino ad arrivare ad un incrocio dove trovi americani che scappano (Allred e JR Reynolds) ed altri che arrivano (il citato Jones, sembrerebbe Earl Boykins in saldo…). Con l’aggiunta di un allenatore cacciato dopo due giornate. Papalia ci aggiornerà, per quanto riguarda la Virtus alcune considerazioni
1)Penn cresce. Non ha ancora in mano la squadra e la condizione fisica non è certo al top, ma mostra cervello e determinate qualità. Non sarà mai Collins, però il suo mattone inizia a metterlo.
2)Sanikidze: altro giocatore in crescita. Potenzialità enormi per atletismo, deve ancora imparare a restare sintonizzato con costanza sulla partita.
3)Moss-Hurd: per motivi diversi fondamentali. Hurd, anche nell’incontro peggiore dall’inizio del campionato, è una rendita sicura. Moss pure, ma a volte in lui si percepisce la possibilità di un ulteriore salto di qualità.
4)Koponen: ha fiducia e si vede. Non gioca molto (rientrando da uno stiramento),ma difende con la solita voglia e si dimostra in crescita come tiratore. Potrebbe diventare il fattore decisivo (anche al rientro di Collins) per la Virtus 09-10.
5)Lardo: sperimenta più del solito, ma tiene sempre le mani sulla partita. Lo ribadiamo: la compattezza del gruppo è il primo risultato concreto ottenuto sino ad oggi.
6)Blizzard: ancora indietro. Non ha fiducia e si vede quando rifiuta certi tiri. Il problema è mentale, anche perchè fisicamente sembra migliorare (buona difesa su Jones).
7)Maggioli: non pervenuto. Sta diventando un problema serio.
8 )Fajardo: va a braccetto con Hurd. Non la migliore delle prime tre partite, ma sempre indispensabile. Ad oggi insostituibile.
9)Vukcevic: un contropiede con palla rubata è fra le cose più belle di tutta la partita. Alla fine non è servito. Servirà in futuro. Eccome.
10)76 punti fatti alla prima, alla seconda e alla terza giornata. Sempre vinto ai rimbalzi. Migliorano le percentuali da tre. Eppure c’è ancora molto da fare.
Shotgun Funeral (Party Of One Version)

Seconda giornata di un campionato che, tolte le estreme (Siena da una parte, l’attuale Napoli dall’altra), sembra essere marchiato da un equilibrio concreto (verso il basso, ma sempre equilibrio è), palese sia nei numerosi finali punto a punto sia in quelli meno incerti (Teramo annienta Varese che, solo sette giorni prima, aveva sconfitto-bene- la potenziale rivale numero uno della formazione di Pianigiani).
Venendo alla Virtus, molto dipende da come si guarda il bicchiere successivo ad una sconfitta nata negli ultimi secondi, dopo essere entrati nell’ultimo minuto avanti nel punteggio e con qualche recriminazione arbitrale: mezzo vuoto (la sconfitta, l’occasione gettata su un campo-sempre difficile-come quello di Biella) o mezzo pieno (squadra ridotta all’osso causa infortuni, compattezza nel restare sempre in partita)? Probabilmente entrambe le opinioni hanno valide ragioni. Nel dettaglio:
-Collins e Koponen dovevano essere i piloti. A Biella mancavano tutti e due. Penn è ancora indietro, non ha le caratteristiche da terminale come Collins (il tiro da tre è la prima di varie differenze) e non ha la fisicità di Koponen (necessaria, ieri, per tenere le guardie piemontesi). Eppure sembra essersi amalgamato nel gruppo, ha giocato tanto (troppo, ma non c’erano alternative) e alla fine quasi la vince (la tripla del più uno, ma anche uno sfondamento simile al contatto Jones-Moss valutato in maniera diversa). Deve crescere e l’augurio è che Koponen rientri a brevissimo per sostenerlo. Incontrare Napoli ora potrebbe essere, da questo punto di vista, un vantaggio
-Sei punti il massimo vantaggio di Biella. Cinque per la Virtus. L’anno passato su campi simili si andava sotto-facilmente-di venti punti. Poi magari si recuperava, ma la differenza mentale è evidente. Complimenti a Lardo e ai giocatori. Il problema è che, in finali punto a punto, manca, oggi, una prima punta vera. Doveva essere Collins, potrebbe mascherarsi da Vukcevic (ma allora deve essere gestito per i finali, cosa che, vista la carenza nelle rotazioni fra gli esterni, è impossibile), Hurd mostra voglia di leadership (eppure, nella sua carriera, non è mai stata la sua prima caratteristica), Moss potrebbe diventarla, ma ancora non la è. Insomma, il problema è reale e, forse, deve essere il gruppo (nella sua globalità) a risolverlo.
-Sanikidze piace come voglia e a rimbalzo ha un’energia clamorosa. Ma deve imparare a gestirsi. Quattro falli in un amen non aiutano nessuno. Bene, ed è una piacevole abitudine, Fajardo: cala (ovviamente) nel secondo tempo, ma il primo è ottimo. Ancora (molto) indietro Maggioli. Fra passi e tre secondi (nell’ultimo quarto in situazioni di facile lettura) ha percentuali di colpevolezza alti nella sconfitta. Anche lui, con Napoli, ha l’occasione per prendere fiducia.
-Qualche libero di troppo sbagliato (considerata la quasi perfezione biellese), ancora difficoltà nelle triple (con qualche progresso, alla fine quelle di Hurd e Penn potevano essere decisive), ancora vittoria a rimbalzo (marchiata cooperativa, ma non sostanziale come contro Montegranaro).
-I fischi conclusivi lasciano rammarico (a pelle quello di Jones sembrava sfondamento netto. Rivedendo l’azione meno, però resta il paragone con il fallo fischiato a Penn), ma in finali simili esisteranno sempre. Nell’occasione è andata male alla Virtus, ma ci sta.
Piano Plus Piano Minus (Three Mile Pilot Version)

Prima giornata. Quindi, a logica, impressioni effimere, destinate a cambiare anche fra una settimana. O forse no. Per quanto mi riguarda (e riguarda, of course, la Virtus) una vittoria più importante che bella quella per 76-68 sulla discreta Montegranaro (opinione personale: con un play vero-modello Garris dell’anno passato- sarebbe squadra da play off. Così molto dipenderà dalla crescita di Maestranzi, ma la salvezza sarà facilmente raggiungibile). A suo modo un esito anche prevedibile, per forma e sostanza. Nello specifico con alcuni lati positivi ed altri da correggere.
Plus
1)Conferma dell’esistenza di un gruppo che rema dalla stessa parte.
2)Concetti difensivi appresi, assimilati e sviluppati. Ottimo, nella fase, Sanikidze.
3)Nuova vittoria a rimbalzo: raramente qualcuno ne prenderà più di dieci, spesso vari giocatori supereranno i cinque.
4)Per motivi diversi: Hurd, Koponen, Fajardo e Vukcevic hanno dato impressioni molto positive. Moss, appena rientrato dagli Stati Uniti, pur non essendo al top si è dimostrato decisivo.
Minus
1)Pessime percentuali da tre punti (1/10). Si è tirato poco, ma se l’unica tripla la mette Maggioli qualche problema sorge.
2)Per inerzia condizione di Blizzard. Senza Collins dovrebbe essere il primo terminale da tre della squadra. Domenica in quindici minuti si è preso un tiro e mezzo. Deve crescere sia fisicamente che mentalmente. Si ricorda che il suo anno migliore, a dispetto di mille impressioni, fu quello con Markovski, dove partiva in quintetto e restava molto in campo. Ma a crederci deve essere lui per primo.
3)Penn non ha ancora in mano la squadra. Cosa normale visto che è qui da dieci giorni. In realtà i progressi si vedono, quindi non è la situazione più preoccupante. Necessario proseguire per migliorare la circolazione in attacco.
4)Maggioli: deve prendere fiducia. Non sarà mai devastante come in legadue, ma può essere molto utile alla causa. Rispetto alla Supercoppa, comunque, passi in avanti.
In chiusura il discorso del pubblico. Dopo le liti estive più di seimila persone si sono presentate a palazzo. Ecco, a dispetto delle simpatie/antipatie personali, questo è forse il lato migliore della vicenda. Perchè passano i giocatori, gli allenatori, i presidenti e persino le proprietà, ma la Virtus resta. A prescindere.
It’s not too late (shipping news version)

Domenica prossima (finalmente) si inizia. Domenica scorsa si è scritta la prevedibile introduzione con la Supercoppa Italiana. Nessuna sorpresa nella vittoria di Siena. Nemmeno nelle proporzioni (87-65, ventidue punti di differenza. Non male, volendo, dopo i trentasei subiti da Avellino l’anno passato ed i quarantasei pagati da Treviso nel 2007).
Forse, e sottolineo il forse, la differenza è nel modo, ma è questione, immagino, di punti di vista. Scrivo da virtussino tentando di mantenere un minimo di obiettività, valutando una partita che conferma Siena essere, oggi, su un altro pianeta (sia chiaro: non solo per la Virtus Bologna), ma manifesta una formazione in grado di poter scrivere con ragionevole fiducia il proprio futuro. Dieci punti nello spiegarlo, sperando di non tediare.
1) Alla Virtus mancava (e mancherà sino a dicembre/gennaio) quello che doveva essere il suo uomo di riferimento: Andre Collins, l’anno scorso secondo play del campionato dietro Terrel McIntyre. Uomo d’ordine, certo, ma anche destinato ad essere la prima scelta offensiva della squadra. Assenza di assoluta gravità, destinata a responsabilizzare Koponen. Alla prima vera partita il finlandese ha risposto con sicurezza, mostrando quelle qualità che potrebbero farlo diventare decisivo.
2) Al posto di Collins è stato ingaggiato per quattro mesi Scoonie Penn. Esperienza europea ad alto livello, ma è sceso dall’aereo giovedì ed è entrato in campo con un paio di allenamenti con la squadra. E’ sembrato in discreta forma, ma non giocava da febbraio. Sarà utile (e potrebbe anche restare). Di certo non poteva cambiare l’inerzia del match.
3) L’altro acquisto principale del mercato bolognese è stato David Moss. David Moss domenica non c’era: a causa di un lutto è rientrato alcuni giorni negli States. Moss, oltre a garantire rimbalzi e punti, è fra i migliori difensori in assoluto del campionato, oltre ad essere un vero uomo squadra. Puoi, giocando d’insieme, celare in parte l’assenza. Non cancellarla
4) La Virtus, per scelta, è squadra corta. Nelle rotazioni dovrebbe entrare a breve Riccardo Moraschini, mentre altri giovani saranno con la prima squadra pronti a cogliere eventuali occasioni. Scelta dovuta anche alla rinuncia all’Eurocup e, infortuni permettendo, destinata a cementare il gruppo. Tuttavia nel momento in cui mancano i primi due della classe non si possono pretendere miracoli.
5) Eppure Lardo ha già dato una palese attitudine difensiva alla squadra. Alternanza zona-uomo, Siena per un tempo ci ha capito poco. Poi, causa rotazioni ridotte e una condizione fisica non al top, l’intensità è calata. Se accade con Siena vieni sempre punito. Anche oltre i tuoi demeriti.
6) Condizione fisica, scrivevo: Blizzard è stato infortunato per quasi tutto il precampionato, Hurd non era al 100%, Koponen tira la carretta quasi da solo, Vukcevic ha avuto qualche problema (e comunque va serbato caro), Maggioli (forse il giocatore, oggi, con maggiori difficoltà) pure. Eppure sino a quando le gambe hanno retto la squadra è sempre rimasta in partita.
7) Mentalmente la squadra c’è. Anche quando nel terzo quarto si è stati sotto di venti punti, nessuno ha mai mollato (nel caso un plauso particolare a Fajardo, autore di diciasette punti con immensa voglia). Anzi, è rientrata a meno dieci a cinque minuti dal termine. Un esempio: a gennaio 2009, nella trasferta senese della formazione allenata da Boniciolli, si vide uno spettacolo ben peggiore, un vero e proprio crollo. Domenica no.
8) Si giocava contro Siena (punto sintetico, ma non propriamente trascurabile)
9) La Virtus aveva Collins come prima punta, poi giocatori che dovrebbero tirare con decenza da tre: Blizzard, Vukcevic e gli stessi Moss e Hurd. Mancava un penetratore. Penn lo è, ma gli altri devono aggiustare la mira.
10) Esiste un gruppo ed è stato costruito con senno. In un campionato dal livello medio-basso (Siena esclusa) potrebbe essere più importante questo rispetto a presunti fenomeni.
Loss Leader

Non mi attraggono le retoriche post mortem, comprensive di aneddoti e ricordi annessi. Nel caso specifico nemmeno necessarie, viste le tante (e doverose) righe scritte sul Gianluigi Porelli presidente Virtus, dirigente italiano ed europeo. Alcuni di quelli che lo conoscevano davvero lo hanno raccontato in questi giorni, altri, forse i più legati, se ne sono stati splendidamente zitti.
Io, come tanti semplici tifosi, posso solo ringraziare ed unirmi alle parole lette non da una vecchia gloria, ma da Riccardo Moraschini, capitano dell’Under 19 bianconera e da quest’anno aggregato definitivamente alla prima squadra.
Ciao Avvocato.
Mi chiamo Riccardo Moraschini, ho 18 anni, e gioco alla Virtus da quando ne avevo 7. Sono capitano dell’Under 19 e da quest’anno faccio parte della prima squadra.
In questi 11 anni ho potuto coltivare il sogno di giocare un giorno in Serie A, e di difendere i colori che amo, quelli bianconeri.
E posso dire che il mio sogno si e’ avverato, visto che firmero’ quest’anno il mio primo contratto da professionista, proprio con la Virtus Pallacanestro.
Sono molto orgoglioso di essere qui a salutare, a nome di tutta la Virtus, una delle persone che assieme ai miei allenatori e dirigenti, ha fatto si’ che il mio sogno si tramutasse in realta’.
L’Avvocato Gian Luigi Porelli, il Presidente.
L’Avvocato ha dato alla Virtus uno stile unico.
L’Avvocato ha insegnato a tante generazioni di ragazzi ad identificarsi nei colori bianconeri, e nella gloriosa tradizione di questa societa’.
L’Avvocato ha conquistato quella Stella che tutti noi della Virtus portiamo sul petto, e che ci rende ancora piu’ fieri della nostra storia.
Senza Gian Luigi Porelli la Virtus non sarebbe qui, oggi.
E non saremmo qui io , Tommaso, Riccardo, Francesco, Gianluca e Guido, i capitani delle squadre giovanili che sono accanto a me e che come me hanno un sogno.
Un sogno chiamato Virtus, che questi ragazzi potranno continuare a coltivare grazie al lavoro e alla passione di chi, come l’Avvocato Porelli, ha posto le basi di una Societa’ unica in Italia e in Europa.
La sua Virtus, la Virtus di Porelli, e’ la nostra Virtus: e’ un nome, un simbolo, uno stile, in cui convivono la storia e il presente, il passato e il futuro.
E allora, a nome di tutta la Virtus Pallacanestro, ancora una volta grazie di cuore, Avvocato Porelli.
Grazie per il passato, grazie per il presente.
E per il futuro, siamo noi della Virtus a farle una promessa: quella di onorare sempre i valori della sua e della nostra Vu nera.